Al di là dei Carpazi comincia l'incubo
relazione sulla situazione economica in Ungheria


I.

La situazione della classe lavoratrice ungherese è piuttosto brutta. Brutta, perché una larga parte dei lavoratori salariati ungheresi, una larga parte della classe lavoratrice sfruttata è preda delle illusioni democratiche; brutta, perché vittima delle divisioni tra nazionalismo e conflitti d'interesse manipolati. Ognuno difende la sovranità sul suo territorio separatamente, difende la propria vita alienata e depauperata, difende la propria esistenza quotidiana col suo carico di illusioni - in realtà, tutto ciò porta alla accettazione dell'ideologia delle forze politiche borghesi.

Il sistema di Kadar ha svolto un ruolo decisivo nel processo che ha portato a questa situazione che noi consideriamo in maniera così pessimistica. E' paradossale ma vero che sempre più gente sceglie ancora una volta il capitalismo di Kadar, in cui la classe lavoratrice applica a se stessa "l'ordine di autocensura". Nonostante il suo grigio ed asfissiante totalitarismo, in cui il proletariato ha perso la sua "autonomia" e che il partito bolscevico accusava di infantilismo, l'epoca di Kadar ha avuto la sua logica specificità:"tenete la bocca chiusa e vi daremo pane e burro, birra e medicine, una tessera del partito ed una relativa sicurezza, buone opportunità per l'istruzione". Ma nel pacchetto c'erano anche zone proibite che sono diventate dei tabù e se qualcuno le attraversava poteva prendersi facilmente della bastonate o finire in un ospedale psichiatrico.Hanno diffuso povertà fisica ed intellettuale ed una visione "proletariomicida" del futuro, che sembrava essere perfetta per far addormentare i lavoratori.

Il capitalismo kadariano ha cercato di soddisfare ogni umano desiderio, ed ancora: ci ha dato ogni cosa che poteva darci: povertà, opportunità di integrazione e la sferza. Bene, eccole qui le "felici caserme".

Dopo l'insurrezione operaia a Berlino Est, ci furono proteste dei lavoratori anche in Ungheria (questo prima di Kadar). A Csepel (un quartiere suburbano di Budapest sud) ci fu uno sciopero di 200-300 metalmeccanici contro le pessime condizioni di vita. Ci furono anche "disturbi" a Ozd, Diosgyor ed altri parecchi luoghi nella Grande Pianura. Nell'estate del 1954 ci furono di nuovo sporadici scioperi. Dopo il 1956, il vero movimento della classe operaia venne sconfitto, trasformato in un oggetto da museo ed espulso dalla storia dello stato nelle "pagine bianche" dei libri censurati. La resistenza operaia durò ancora fino a tutto il 1956, ma successivamente venne sconfitta ed isolata. Ma, naturalmente, essa non cessò di esistere, sebbene dopo il 1956 la classe operaia ormai muta e sconfitta in Ungheria non solo tornò alle "fabbriche della morte" ed alle officine, ma si sottomise a "volontà superiori": quella del partito che poteva tranquillamente starsene al potere finché una più moderna ed attiva forma di capitalismo non si fosse affacciata da quelle parti. I conflitti degli anni '50 si spensero alla fine della primavera del 1957. Erano iniziate le repressioni e le esecuzioni: un rivoluzionario del gruppo di Via Tuzolto (uno dei più importanti gruppi militanti nel 1956), Istvan Angyal, venne messo a morte dai bolscevichi nel 1958.

Possiamo trarre degli esempi dalla storia dei movimenti di protesta del proletariato, i quali mostrano che non era possibile mettere a tacere del tutto le voci del dissenso. Ci fu un'amnistia nel 1960, e questo "perdono limitato" venne concesso anche a coloro che erano stati imprigionati per i fatti del '56, ma non a tutti. Nel carcere di Vac, i prigionieri politici iniziarono uno sciopero della fame a cui misero fine vista la sua inutilità. Nel 1966, il Comitato di Solidarietà col VietNam (che era sotto l'egida del KISZ, l'organizzazione ufficiale della gioventù bolscevica) fece una manifestazione non autorizzata il giorno del 1° Maggio. Alla fine dello stesso anno, l'organizzazione venne sciolta. Nel 1967, giovani attivisti della "nuova sinistra" organizzarono ancora manifestazioni davanti le ambasciate dei paesi occidentali. Dei maoisti vennero arrestati nel 1968 con l'accusa di voler costituire un partito illegale, Nel 1970 -durante una commemorazione del centenario di Lenin- gli studenti che avevano organizzato il programma diedero voce a "citazioni improprie" tratte dai testi di Lenin. Il 21 marzo 1971 (anniversario della proclamazione della repubblica sovietica ungherese del 1919), gli "studenti della nuova sinistra universitaria" volevano organizzare una manifestazione con coccarde rosse ed a causa di ciò dovettero abbandonare gli studi. (Un eccellente film rivoluzionario sul 1919, intitolato "Agitatori", venne chiuso in un cassetto dalle autorità per 30 anni). Nel 1971, il 6 ottobre, parecchi studenti si riunirono nel Garden Museo (il luogo di Budapest dove iniziò la rivoluzione del 1848) e discussero di "coloro che vivono in miseria nei bassi della città".

Fermiamoci qui un attimo! E' importante ricordare che durante il regime di Kadar, il 15 marzo ed il 23 ottobre ci sono state sempre state manifestazioni di protesta più o meno piccole e più o meno grandi "nel nome della libertà e dell'indipendenza", al cui interno vi era un desiderio nascosto di rompere la sfiducia e l'impoverimento che affliggevano la classe lavoratrice. Queste manifestazioni sono continuate anche dopo il cambio di potere, prendendo i simboli e gli slogan del nazionalismo.

Nel 1973, gli esponenti della nuova sinistra ispirata a Lukacs -il quale aveva strette relazioni con il Circolo Praxis in Yugoslavia- venne buttata fuori dai posti di lavoro e dal partito con l'accusa di attività critica. Il partito ha combattuto costantemente contro gli intellettuali di sinistra; basti citare il polverone sui lavori di Miklos Haraszti o di Konrad e Szeleny sulle nuove classi dominanti. Nell'estate del 1979 ci fu un'impennata dei prezzi dei beni alimentari. I lavoratori delle ferriere e delle acciaierie di Csepel misero una fetta di pane burro e sugo (tipico cibo proletario di quei tempi) nella mano della statua di Lenin di fronte alla fabbrica. Dopo lo sciopero del Danzica, circolò a Budapest una voce che diceva che "c'era stato qualcosa del genere anche a Csepel". Altre voci girarono su uno sciopero che era durato 3 giorni finchè lo stesso "Kadar andò lì a ristabilire l'ordine". Dopo un mese, venne ritirato il piano per l'aumento programmato dei prezzi (di nuovo i beni alimentari) ed il provvedimento venne commentato così: "avevano paura che potesse succedere qualcosa" Nell'ottobre 1980 ci fu uno sciopero per il salario nella fabbrica cinese di Hodmezovasarshely, dove i capi distribuirono subito 1000 fiorini tra gli operai, Il 3 ottobre del 1980 esplose un fusto di olio infiammabile in uno stabile di Kispest, dove i lavoratori avevano già fortemente dimostrato le loro lamentele riguardo la loro triste condizione. Su 190 lavoratori, solo 34 scioperarono. Su quel periodo girano ancora delle barzellette: "Cosa pesa e mangia erba?" "Noi, l'anno prossimo". E ancora: "Due scheletri si incontrano nel 1980. Uno dice all'altro: Sei morto prima o dopo l'aumento dei prezzi? -Io? Sono ancora vivo!". Ed infine: "Hanno alzato il prezzo del pane, della carne e del latte. Cosa si alzerà ancora? -Le barricate!"

Nel 1981, 52 operaie di una fabbrica di lavorazione del pollame di Szabolcs si rifiutarono di fare dello straordinario che non fosse stato programmato. Nella primavera di quell'anno si tennero dei meeting in parecchie università ungheresi e si arrivò a parlare di costruire organismi studenteschi indipendenti - memori delle esperienze del 1956 e del 1968. Nel settembre 1982, quando entrarono in vigore le nuove tariffe dei trasporti pubblici, i lavoratori della Taurus Tyre di Szeged si astennero dal lavoro. Intervennero ancora una volta i pezzi grossi a promettere aumenti salariali.

Fin dagli anni '60, la lotta di classe, la lotta contro l'alienazione è stata presente senza ambiguità nel cinema e nella letteratura, sempre di più coraggiosamente negli scritti politici e di sociologia. Sono tanti i film, le poesie ed i saggi che si possono citare, ma citeremo solo un brano degli anni '70 da Zoltan Zsille:"Lo Stato operaio monopolizza il diritto per se stesso, per imporre i costi del mantenimento dello sviluppo della società sulle spalle della classe lavoratrice".

In un numero del 1982 del giornale clandestino Beszelo, un proletario si chiede se fosse possibile che in Ungheria accadesse quello che stava succedendo in Polonia. E si rispondeva:"Se la situazione economica peggiora, allora sì, può succedere". Ed infatti la situazione peggiorò (ma invece dell'insurrezione, venne il cambio di potere e l'era della modernizzazione del capitale), e questo processo venne accompagnato dalla legge sulla "riservatezza sul lavoro": se qualcuno veniva sorpreso in atto di "ozio", poteva finire dietro le sbarre. Le ceneri del "compagno Trotsky" se la spassavano mentre vedevano i tardi bolscevichi realizzare quella "militarizzazione del lavoro" su cui egli aveva scritto così poeticamente.

La vera letteratura sulla lotta di classe veniva perseguita dalle autorità. Non era possibile leggere analisi fino al 1956: non se ne trovava traccia nè nelle librerie e neppure nelle biblioteche. Ma emergeva un'opposizione di sinistra sotterranea, che -sebbene fosse democratica- scriveva della storia delle lotte proletarie nei paesi dell'Europa dell'Est. In questo modo, alcune persone potevano leggere scritti non censurati su queste lotte. Alcuni esempi degli scritti pubblicati all'interno di quella realtà: un libro di Bill Lomax sul 1956, il "Diario su Kronstadt" di Alexander Berkman, documenti sulle rivolte operaie in Polonia ed una pubblicazione su un'azione proletaria a Berlino nel 1953. Nel 1988 ci fu una manifestazione di 10.000 persone il 15 marzo in cui si parlò di Solidarnosc in Polonia e della "amicizia tra i popoli intorno al Danubio".

Poi iniziò l'epoca del cambio di potere. L'economia dell'URSS era in bancarotta, non era più competitiva ed era in decomposizione. La circolazione del capitale regolata dallo Stato non reggeva la lotta per la concorrenza, così ci fu l'avvento di un capitalismo classico ma modernizzato. Le aziende vennero messe in vendita, operai compresi. E il "capitalismo di Stato, casa bolscevica di sicurezza e protezione" cedette il passo a compulsioni economiche ancor più violente.

Gli squali del capitale hanno licenziato i lavoratori salariati più anziani e socialistizzati nel "periodo di pace", modernizzato il capitalismo, cambiato la struttura della produzione rendendola più veloce, mentre il movimento operaio istituzionalizzato, perso il suo ruolo, si lamentava dei suoi tiranni. In una serie enorme di documentari, la cosiddetta serie Ozd (il cui picco corrisponde all'epoca del cambio di potere), si poteva sentire la moglie di Istvan Andra chiedersi:"Come è potuto succedere? Ma perché è successo? Non c'è più il lavoro, non ci sono idee, più niente...Abbiamo solo 40 anni, ma siamo lo specchio della miseria. Ci hanno rubato la vita".Invece dei pulcinella decorati con la stella rossa, invece delle mummie del partito di stato, sulla scena della nostra vita ci sono ora le compagnie capitalistiche. Al posto del gelido cabaret delle "democrazie popolari e del COMECON" ecco la performance del più classico (ma più razionale per le classi dominanti) modello di produzione capitalistica. Tra il 1989 ed il 1992 è crollato l'impero del Patto di Varsavia. Ma non si tratta affatto di un processo di restaurazione capitalistica, come sostengono i marxisti-leninisti, bensì della capacità e della razionalità del capitale nell'aprirsi la strada. L'economia nelle mani dei partiti bolscevichi non poteva reggere la competizione con i più avanzati competitori dell'Occidente. Basti ricordare il violento mantenimento di compagnie e segmenti in perdita o di quei servizi che -per ragioni ideologiche- rimanevano gratuiti o a buon mercato. La storia della corsa del debito è lunga e sarebbe interessante scriverla.

Le risposte della classe operaia allo sbando per modernizzare il capitalismo sono state soprattutto di carattere riformista. Sono state riprese le ormai deformate "tradizioni dei consigli operai". Che ora non sono per niente rivoluzionari, né in opposizione al capitalismo. Accettando la struttura dell'ordine capitalistico, ad ogni occasione fanno accordi con la borghesia. Non possiamo parlare di auto-organizzazione reale, perché queste misere esibizioni sono emerse con la supervisione delle autorità. L'ulteriore commercializzazione dell'autogestione operaia fatta dal nazionalismo e dalla "autocoscienza addomesticata", ha indebolito ancor di più la classe lavoratrice, già in uno stato patologico. Ma si sentiva che c'era qualcosa di sbagliato. La caduta delle condizioni di vita: il graduale decremento del salario medio, la gigantesca crescita dei prezzi - questi processi dovevano allertare il proletariato e tirarlo fuori dal suo stato di vitalità sospesa.

La tattica divisoria del capitalismo in genere funziona, l'individualismo può aver successo per un certo tempo, ma la crescente povertà viene avvertita persino da una classe operaia atomizzata e divisa, e sebbene un gran numero di grosse fabbriche e fonderie sono state chiuse, sebbene la disoccupazione aumenti sempre di più, il ghetto della miseria obbliga il proletariato in un comune spazio di vita: come sardine in scatola si vive in miseri bassi, nelle strade, nei vicoli, nelle piazze. Così è!

Nel novembre 1990, come protesta contro gli aumenti del prezzo del petrolio, esplose il blocco dei tassisti, che andò ben oltre le loro intenzioni, e migliaia di proletari si unirono all'onda di proteste. E stavano sulla strada non perché insoddisfatti del prezzo della benzina, bensì scontenti della loro vita quotidiana, della loro misera vita di proletari sfruttati senza speranza, della loro vita di ogni giorno alienata e distrutta. L'euforia del cambio di potere e la mistica promessa di una "vita nuova e migliore" si infrangevano contro la realtà necrofila del capitalismo.

I proletari che volevano protestare e manifestare si sono uniti al blocco che si estese a tutto il paese: niente fanali rossi, niente auto, niente miseria di massa e controllori sui trasporti pubblici, nessun ritardo al lavoro - invece solo la solidarietà della gente sulle strade: lavoratori e lavoratrici decisi a manifestare e a discutere, piccoli e grandi, con gli occhiali e con la barba, l'esercito di coloro che cucinano, gli sguardi ancora coscienti dei condomini, dai suburbi e dal cuore della città, felici e vogliosi di vivere- proprio come un dipinto stile 1956...Le strade ci appartenevano ma non interamente...La protesta non era divenuta generale e non divenne una rivolta rivoluzionaria. Ricordiamo che il ministro degli interni non sapeva cosa fare, e tremava alla finestra del parlamento, considerando l'ipotesi di usare la forza contro i manifestanti. Iniziarono delle trattative per "la coordinazione degli interessi", e con questo anche il ritiro della classe lavoratrice, la quale -per mancanza di organizzazione e di ulteriore sviluppo di coscienza- se ne tornò a casa e ai banchi di lavoro... Paralizzando le strade, il movimento di protesta aveva intonato la nota-chiave ma non era andato oltre, e l'ondata di protesta soffocata iniziò a rifluire.

II.

Governi di sinistra e di destra vanno e vengono, il crescente nazionalismo ha riportato il fascismo e la borghesia si riprende sul corpo del proletariato. No, non siamo nel 1933, o nel Russia quando pensavano che saremmo stati battuti ed avremmo capitolato. Nella prima parte di questo report abbiamo fatto menzione degli attributi del regime di Kadar che sono tutti in piedi. Le manifestazioni e gli scioperi ci sono ancora, ma essi sono accompagnati dalla "solidarietà" capitalista (integrazione) della sinistra e della destra in parlamento. Le reali manifestazioni del proletariato sono deboli e si sviluppano in accordo con gli interessi dei capitalisti. Il "movimento civile" sta crescendo sempre più forte, ma pure le lobbies della forze della sinistra o della destra.

Ogni giorno è possibile vedere i lavoratori salariati negli ospedali che vogliono scioperare, gli autisti dei trasporti di Budapest (BKV) che hanno già avuto il loro aumento salariale dopo aver solo minacciato uno sciopero. La frazioni della borghesia si accusano l'un l'altra e sparano stronzate sulla corruzione, sugli affari d'oro, la collusione tra le sfere del potere e la mafia...Le manifestazioni dei lavoratori sono organizzate sotto l'egida dei sindacati, usando parole d'ordine sul nazionalismo e la democrazia, sulla sicurezza, per un'immagine logora del futuro - e la pigra borghesia se la ride.

Ma citiamo alcuni esempi di manifestazioni sindacali di oggi. Il 1 luglio 1994 la fabbrica Cyclon-Berstal a Berettyòùjfalus viene occupata dai lavoratori, ma l'esperimento di autogestione fallisce perchè si decise per la democrazia del capitale. Ci sono state anche manifestazioni nelle miniere del Vasas vicino Pecs e a Biharkeresztes i lavoratori delle acciaierie Steel Production LtD. volevano occupare la fabbrica per fermarne la privatizzazione, ma invano. Ancora nell'agosto del 1994 i proletari sotto i minimi livelli di vita a Miskolc fecero una manifestazione pacifica. Nel maggio 1994, i lavoratori della fabbrica Berva a Eger manifestarono a Budapest. Nel 1995 ci sono stati scioperi nelle compagnie elettriche a Tiszalok e Paks. Nello stesso anno, altri 60.000 lavoratori della sanità pubblica hanno manifestato fuori del parlamento; il 15 novembre 70.000 persone hanno manifestato contro la legge sull'istruzione ed il 15 dicembre venne seguita da una manifestazione degli educatori in termini di tolleranza.

Nell'autunno del 1996, i lavoratori dei ricambi di auto della "Hammerstein" volevano costituirsi in sindacato, ma il padrone non lo permise e licenziò i promotori dell'iniziativa. Anche nel 1996 delle organizzazioni giovanili organizzarono una manifestazione contro le tasse scolastiche, ma presto la cruda verità portò alla fine delle trattative. Nel 1997, i lavoratori di un'industria di carni a Szeksàrd fecero una manifestazione. Nello stesso anno a Tolnanemedi, si fece un blocco contro la diminuzione di posti letto nell'ospedale locale, ma l'ira venne presto placata. All'inizio del 1998 le proteste e le manifestazioni si tennero sotto l'influenza dei sindacati (sanità, poste, energia, industria, ecc). Nell'aprile Salgotarjan i proletari in attesa di ricevere il loro sussidio, attaccarono l'ufficio postale che si rifiutava di pagare. Fin qui le nostre informazioni.

Una protesta di contadini si è appena conclusa, ed i trattori della borghesia agraria decorati di tricolore al vento stanno di nuovo battendo la strada. Generalmente nei resoconti proletari dall'Ungheria ci sono poche informazioni sulla vita dei lavoratori della provincia. Naturalmente, la transizione si è compiuta anche qui, proprio come nelle città, ma la povertà e la triste realtà ungheresi rimangono.

I lavoratori salariati dei villaggi ungheresi hanno perso il loro punto di appoggio con l'abolizione delle cooperative di stato, dal momento che l'agricoltura collettivizzata non sembrava incontrare le richieste della nuova era. Secondo uno studio sull'economia agraria, non ci sono capitali sufficienti per una riprogrammazione, la struttura è sbagliata, il sistema tecnico e la tecnologia obsoleti. E' ricominciata la redistribuzione di proprietà privata, sono stati reinforzati i giochi sulla scacchiera della politica nazionalista, ed a causa delle nuove leggi sulle compensazioni e le privatizzazioni, sono ricomparsi nelle foreste i ben noti cartelli che dicono: " Proprietà privata! Vietato l'accesso". Nell'era Kadar i lord del partito organizzavano grandi battute di caccia nelle foreste e chiudevano grandi porzioni di foreste con squadre speciali di sorveglianti. Questo hobby continua oggi nella nuova era, con l'uso dei cartelli di divieto. Il temporaneo potere della borghesia ha tagliato i sussidi all'agricoltura, il sistema di sussidi all'import-export è stato trasformato e la classe dominante, a dispetto del suo nazionalismo, ha in molti casi preferito "prodotti esterni" ai "prodotti ungheresi". Il capitalismo va spesso dove lo portano i suoi interessi ed il fascismo ungherese ancora non capisce questa logica così chiara - mentre come scelta di autodifesa è nata la "rete dei prodotti ungheresi". Questa "grande" ed "eccitante" teoria della razza è stata estesa a quasi tutto, creando il fenomeno delle foreste ungheresi, del legno ungherese, del latte ungherese - e questa mitologia ha prodotto qualcosa di utile anche per noi: l'autentico cretino ungherese, il cosciente burino Trianon, un mastodonte sciocco e stupido, un'operetta di archetipo artificialmente prodotto, un'autentica caricatura dell'era in corso.

Nel 1988 c'erano 1335 cooperative agricole in Ungheria. Nonostante la transizione, il loro numero è diminuito, ma questo fatto è ingannevole: nel 1988 occupavano 1.088.000 lavoratori (di cui molti proletari), di cui una grande parte ha perso il lavoro nel periodo intorno alla metà del 1993. La disoccupazione è cresciuta in modo enorme. La vecchia e nuova borghesia ha iniziato a ri-comprarsi la terra e meno terra acquistabile restava, più cresceva il suo valore. Secondo una fonte sicura, il valore delle cooperative era di 260 miliardi di fiorini, cioè il 15% del valore delle proprietà della borghesia nazionale. Nel 1993, è cessato l'obbligo all'impiego in agricoltura e di colpo 300.000 persone si sono ritrovate senza lavoro. Sono stati vietati gli orti domestici (sebbene si tratti di una norma alquanto non rispettata). Infatti, a parte lo spettacolo del "ricco suol ungherese", per i lavoratori agricoli è rimasto solo l'eterna miseria proletaria del lavoro bracciantile.Le dinastie dei piccoli e grandi proprietari - che conosciamo dai lavori degli "scrittori contadini" i quali scrivevano della campagna ungherese durante il periodo fascista- sono ritornate, e l'esercito dei lavoratori salariati, che elemosinano lavoro per poter sopravvivere, da schiavi dello Stato sono diventati schiavi della "piccola nobiltà borghese". In questa situazione, quei produttori individuali che lavorano senza impiegare lavoro esterno, sono delle vere eccezioni. Si trovano anche a manifestare con i contadini, ma per diverse ragioni: essi vogliono evitare i morsi della fame, la miseria e la morte. La situazione sta peggiorando sensibilmente. Gira una storia su un mendicante che si mostrava con una sola gamba mentre aveva l'altra legata e che credeva che in questo modo la gente si sarebbe mostrata più caritatevole. E' questa l'assurdità del mondo capitalista? No, questa è la realtà del capitalismo. Anche la situazione della borghesia agraria sta peggiorando, e dopo l'ingresso dell'Ungheria nell'Unione Europea, dovranno vedersela duramente con la lotta per la competizione sui mercati e già protestano per la perdita del loro status. Ecco perché i trattori percorrono rumorosamente le vie di Budapest. Le manifestazioni dei proprietari agricoli sono cosa ormai quotidiana; sono finiti i tempi quando negli anni passati in primavera se ne andavano a caccia tranquillamente. Il loro "partito dei piccoli proprietari terrieri" è fallito dissolvendosi in vari piccoli partiti di estrema destra, il "re dei contadini" Jozsef Torgyan (ex capo di quel partito) "ha sacrificato la sua carriera politica" ed ora fa di nuovo l'avvocato, lasciando la classe dominante delle campagne senza un leader. Le manifestazioni del 2004 sono continuate nel febbraio di quest'anno, i carnefici della classe lavoratrice dei villaggi sono in affanno; essi hanno iniziato a sentire la paura di essere proletarizzati, così sono saliti -o hanno fatto salire i loro dipendenti- sui trattori.

L'esercito di proprietari terrieri milionari (quelli che possiedono più di 30-35 ettari di terra) biasima il governo di sinistra per il peggioramento delle loro condizioni di vita, per il restringimento dei loro mercati. Naturalmente loro devono appellarsi a tutta la loro classe per raggiungere i loro obiettivi (ma si tratta di un tipico caso di pesce grosso-pesce piccolo), ma in che modo riuscirci? Ed anche se ci riescono, cosa abbiamo a che spartire con loro? Noi non siamo disturbati dal fatto che le iene del capitale si mangino l'un l'altra. Ma prima di tutto, abbiamo da pagare il prezzo del pane, della carne e del latte che noi, i proletari, siamo obbligati a pagare a causa delle liti interne alla borghesia. Così la classe lavoratrice deve svegliarsi e non deve chiedere, ma deve distruggere l'impero del capitale. Nella lotta per la competizione per l'accumulazione e la distribuzione dei profitti, si restringe notevolmente ancora una volta lo spazio di vita della classe lavoratrice.La classe dei poveri, del proletariato agricolo senza terra, crede di essere legato ai "suoi padroni" e si aspetta da loro un aiuto. Ma è tempo che la nostra classe si svegli: dai capitalisti non possiamo attenderci altro che umiliazioni, patate e verdure surgelate, vino cattivo e pessimo tabacco, l'aumento dei prezzi e lo stupro delle donne proletarie, alte tasse, esorbitanti bollette della luce, relazioni umane rovinate, vite buttate al vento, alcoolismo, suicidi, disoccupazione, sfratti, alienazione ed altri bei sogni...

Abbiamo già detto degli "scrittori contadini": nel realismo delle loro descrizioni possiamo anche incontrare la realtà del nostro presente. I partiti dell'opposizione di destra in parlamento e le loro squadre fasciste, istigano i piccoli proprietari contro il governo. I piccoli proprietari terrieri sono i loro pupazzi e gli slogan della propaganda per le elezioni del 2006 già si profilano all'orizzonte. La sinistra al governo ha derubato tutto quello che poteva prendere, e si è "dimenticata" di spartire i bocconcini succulenti con l'opposizione. Molte persone credono che i contadini siano "vittime delle politiche agrarie della UE". Questo non è vero, essi sono vittime del sistema capitalistico - essi stanno perdendo la battaglia per la competizione e si stanno impoverendo, sono i medicanti di domani. Ma ancora una volta va ribadito: noi non abbiamo niente a che fare con i problemi che possono affliggere questa o quella frazione della borghesia. Una recente analisi ha dimostrato che "la loro produzione costa di più perché hanno meno capitali, meno immobili, meno attrezzature e meno esperti. La loro caratteristica è una grande richiesta di capitali a fronte di alti costi di produzione e scarsa efficienza, non sono in grado di produrre in grande quantità merci di alta qualità." Rastrellano il denaro dei contribuenti come se venisse da un barile senza fondo. Ecco perché chiedono i sussidi dell'UE che il governo di sinistra sta ora mettendo in distribuzione. Riceveranno (o almeno così pare) 75 miliardi di fiorini dall'UE e 92 miliardi di fiorini dal budget governativo ungherese. Ne hanno bisogno subito, ma il governo è alle prese col debito e sta erogando i fondi gradualmente - e in questo modo colma il buco che è stato creato dalle loro malversazioni...

Nella nostra produzione, definiamo di solito il capitalismo di Kadar come "capitalismo di Stato". In realtà, sebbene questo non sia un concetto errato, da quando nella Formula 1 del capitalismo le aziende sono al di sopra del potere dello Stato, lo Stato può solo cercare di cavalcarle e governare i movimenti dei capitali.

Questa è la ragione principale del collasso dell'area economica bolscevica. Si applica così il "principio dell'effetto domino": se l'economia non prospera, noi ne saremo le vittime. A dispetto di ciò, noi non siamo interessati -a differenza dei socialdemocratici- nell'istituzione di un sistema di welfare.

Come diceva il vecchio comunista:"Il proletariato non ha da perdere che le sue catene!"


Barikád Kollektíva

marzo 2005

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali